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San Martino, i traslochi. L'undici novembre era consuetudine che si effettuassero i traslochi. Famiglie che si spostavano da un paese all'altro, da una corte all'altra, da un padrone all'altro. In paese arrivava gente nuova, mai vista, magari con dialetti diversi da paesi lontani, (o che a noi sembravano lontani). Dopo le iniziali reciproche diffidenze, si creavano nuove amicizie, nuovi sopranomi, nuovi amori. Nella nostra zona, in quegli anni, arrivavano tante famiglie provenienti dal veneto e dal bresciano. Probabilmente dalle loro parti c'era pił miseria che non da noi. (Il problema si ripete anche ai nostri giorni, le cause sono sempre quelle anche se riflettono condizioni e dimensioni oggi planetarie). Per Santa Caterina o neve o brina, quindi stagione propizia per ammazzare il maiale. Anche questo era un lavoro che andava oltre le operazioni in se. Era un rito che coinvolgeva il vicinato, la corte. Tante famiglie, con una parte del maiale macellato, saldavano i debiti con il bottegaio. Erano chiusi i conti su quel quadernetto blu, unto e bisunto sul quale durante l'anno erano state segnate le spese e gli acconti con un mozzicone di matita copiativa. Ritirato il vecchio libretto ed aperto uno nuovo che avrebbe segnato le tappe del vivere di una famiglia, le sue miserie, i suoi consumi. Franco Turrina |
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