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Si preparavano le botti e gli attrezzi per la vendemmia. Le botti, lavate internamente con del vino vecchio. Se presentavano muffe o incrostazioni, si dovevano aprire togliendo uno dei due tappi, raschiare internamente ogni residuo, lavare e sterilizzare con fumigazioni di zolfo. Queste si effettuavano bruciando della polvere di zolfo all'interno di ogni botte o recipiente. Dopo la vendemmia e la pigiatura, si diffondeva in ogni corte il classico odore di vino in fermentazione. In ottobre si tornava a scuola, riprendevamo le nostre cartelle di fibra o di legno a tracolla, i nostri astucci con pennini spuntati, i vecchi libri sgualciti e carichi di macchie d'inchiostro. Il riso. La raccolta del riso occupava donne ed uomini della corte e dei paesi vicini. La trebbiatura si effettuava fino a tarda notte alla luce di fari o lampade a petrolio e se la stagione era piovosa, anche l'essicatoio funzionava giorno e notte. Quando tutto il riso era finalmente nel granaio, era usanza festeggiare il raccolto con un grande pranzo,"la gasaiga" che veniva allestito sotto i partici della corte, con lunghe tavolate e balle di paglia a sedere. Alla gasaiga partecipavano tutti gli addetti alla risaia e spesso anche le loro famiglie. Il menu era a base di riso, salamelle, pesce e tanto vino. Con questa "festa" finivano i lavori impegnativi che avevano richiesto un alto numero di braccianti. L'aratura e le semine d'autunno concludevano l'annata dei lavori in campagna. Franco Turrina |
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