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Gennaio

 

Gli animali riposano tranquilli, disturbati dal vociare di tanti bambini che, assieme alle mamme e ai nonni trovano riparo dal freddo nel tepore delle stalle. Le donne si portano da asa gomitoli e ferri per lavorare a maglia, i bambini spesso i compiti e qualche volta imparano filastrocche e poesie. Gli uomini,(se il tempo lo permette), imbacuccati con vecchie sciarpe e guantoni fatti in casa, potano i lunghi filari di alberi che costeggiano i fossi e le strade. Nei giorni pił freddi, il castaldo consentiva che venisse acceso un fuoco al quale potersi riscaldare le mani gelate, durante brevi pause. In quei tempi, la legna era un valore e gli alberi venivano curati con metodo ed esperienza. Ogni tre anni la potatura dei platani e dei pioppi, i gelsi ogni quattro. In questo mese si effettuavano anche i trapianti di nuovi alberelli, in sostituzione di vecchie ceppaie. Lungo i fossi venivano messe a dimora pioppi, salici ed ontani. Lungo le strade: platani, olmi e querce, adatti questi ultimi per ricavarne travi ed attrezzi agricoli. Se la neve o il gelo rendevano impossibile ogni lavoro nei campi, allora anche gli uomini si rifugiavano nelle stalle. I pił abili riparavano attrezzi o confezionavano scope di saggina. Noi ragazzini seguivamo con interesse il lavoro dei nostri padri: La preparazione dei legacci flessibili e tenaci, ricavati da vimini di salice rosso, messi a macero nel letame all'inizio dell'inverno. Qualche anziano, intrecciava con sapiente esperienza gli stessi vimini per ricavarne cesti o nasse per la pesca. Il 17 gennaio (S. Antonio), santo protettore del bestiame. Quella giornata tutti gli animali; buoi e cavalli, rimanevano a riposo. I contadini, quel giorno, davano abbondanti porzioni di biada e il fieno migliore. Il prete, passava a benedire le stalle e i pollai. La Madonna della "seriola" ricorre il 30 gennaio, confusa con le previsioni della merla, si recitava una filastrocca rassicurante. " alla seriola dall'inverno semo fora, tra niol e seren quaranta di ghe nem". Ci consolava nel dire che il peggio era passato ma, che comunque ne avremmo avuto ancora per 40 giorni tra fasi alterne.
 
Franco Turrina

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