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Mantova sorge su due isolette create da detriti depositati dal fiume Mincio, il quale tuttora circonda la città da tre lati prendendo il nome di Lago Superiore, di Mezzo e Inferiore. Una quarta diramazione (detta Lago di Paiolo) è stato interrato alla fine del '700. Tutt'intorno si stende una pianura verdeggiante molto fertile : dalla contemplazione di questa dolcezza profonda di paesaggio corcato nel verde nascono le Georgiche di Virgilio, il grande poeta Mantovano. Il primo villaggio è sorto forse nel 2000 A.C. in mezzo agli stagni che qui formava il Mincio. Intorno al sesto secolo A.C. si sviluppò la città etrusca. Il nome di Mantova prende origine dalla divinità infernale etrusca Mantus a cui il fondatore Ocno l'avrebbe dedicata, i Romani poi la confonderanno con Manto, figlia dell' omerico Tiresia. Fra la prima e la seconda guerra punica subì la dominazione romana senza divenire un centro urbano importante. In seguito alla caduta dell'Impero Romano d'occidente (476 D. C.) la città subì le invasioni dei barbari e le diverse dominazioni di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, finché, verso il mille, entrò finalmente a far parte dei possedimenti dei Canossa, la cui ultima rappresentante fu la contessa Matilde che morì nel 1115.

 

 

Noi mantovani parliamo sovente delle casate che hanno dominato su Mantova e sul suo territorio per quasi cinquecento anni, ne ammiriamo i palazzi, i monumenti, ammiriamo le opere d'arte da loro realizzate nel corso dei secoli e giunte sino ai giorni nostri, testimonianza degli splendori del passato. Tuttavia, nel complesso, la maggioranza degli odierni abitanti di quello che fu uno Stato di notevole importanza nel cuore della Pianura Padana ha una conoscenza limitata della storia dello Stato stesso ma, anche e forse soprattutto, di coloro che ne furono i governanti assoluti. Di questi in prevalenza sono più conosciuti i Gonzaga, dato che molti personaggi della loro famiglia raggiunsero livelli di notorietà assai elevati nell'esercizio del loro potere. Abbiamo pertanto pensato di parlare, dalle pagine di questo sito, dei personaggi che ressero il governo dello Stato, delle loro vicende nel bene e nel male, adottando un taglio semplice ma efficace per far conoscere, quanto più possibile, questi nostri avi. Partiremo dai Bonacolsi, i meno noti, ai quali dedicheremo alcune pagine. Purtroppo non potremo mostrare alcuna immagine di essi perché, per quanto ci risulta, non esistono testimonianze iconografiche di appartenenti a questa casata. [Ultimo aggiornamento: 12/29/2005 11:44:59 AM] I BONACOLSI Nel periodo delle lotte tra Ghibellini e Guelfi, il governo comunale andava disgregandosi e Pinamonte Bonacolsi nel 1273 ne approffittò per portare il suo casato al potere. Vi riuscì anche grazie alle sue doti intellettive e alla cospicua fortuna di famiglia. Durante la breve signoria bonacolsiana che durò all'incirca mezzo secolo, Mantova si arricchì di imponenti palazzi merlati. Sui due lati lunghi di Piazza Sordello sorse Palazzo Bonacolsi alla sinistra del Duomo e alla destra la Magna Domus ed il Palazzo del Capitano che più avanti diventò il Palazzo Ducale dove per quattro secoli circa, vissero i Gonzaga. In questo breve periodo di tempo si insediarono a Mantova i primi ordini mendicanti, sorsero chiese e conventi di stile gotico tra cui la chiesa di San Francesco costruita tra il 1303 e il 1304. Nel 1328 Rinaldo detto il Passerino, l'ultimo dei Bonacolsi, fu ucciso durante una rivolta popolare fomentata dai Gonzaga. La cacciata dei Bonacolsi è ritratta in un noto quadro di Domenico Morone. I GONZAGA di origini contadine, i Corradi di Gonzaga vivevano all'ombra del Monastero di San Benedetto in Polirone che fu fondato dai Canossa. I vasti appezzamenti venivano dati in affitto e spesso donati a coloro che si impegnavano a coltivarli o che erano tenuti in amichevole considerazione dai monaci. Fu così che i Gonzaga poterono crearsi una ricchissima proprietà rurale ; in seguito si trasferirono in città dove fecero delle sporadiche apparizioni nella vita politica Mantovana. Nel 1328 Luigi Gonzaga, in un'afosa notte di agosto, mediante un "golpe" spettacolare nelle piazze del centro cittadino (vedi dipinto la Cacciata dei Bonacolsi), prese il potere. Inizialmente i nuovi signori impegnati a consolidare il loro dominio, non si curarono dell'edilizia cittadina se non marginalmente. Furono apportate modifiche alla Magna Domus ed al Palazzo del Capitano. La città fu dotata di nuove mura difensive con cinque porte di accesso: San Giorgio, Cerese, Pusterla, Pradella, Mulina. Nel frattempo venne creata l'attuale Piazza Sordello demolendo i fatiscenti edifici bonacolsiani e venne rinnovata la romanica Cattedrale in stile gotico dotandola di una nuova facciata. Nel 1433 Gianfrancesco Gonzaga ottenne, mediante un tributo di 12000 fiorini d'oro, il titolo marchionale e in sposa Barbara di Brandeburgo nipote dell'Imperatore germanico Sigismondo. In questo periodo venne eretto il campanile di S. Andrea e la Ca' Zoiosa divenne dimora della scuola umanistica di Vittorino da Feltre (educatore dei figli del marchese). Pisanello affrescò alcune stanze del palazzo Ducale e realizzò le celebri medaglie che ritraevano Vittorino da Feltre, Cecilia, Gianfrancesco e Ludovico Gonzaga. Ludovico II succeduto a Gianfrancesco amò circondarsi di umanisti, letterati e artisti quali Donatello Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Luca Fancelli. Trasferì la sua abitazione dalla Corte Vecchia al Castello di San Giorgio che Luca Fancelli trasformò in una comoda dimora senza alterare il suo aspetto esterno. Sempre in questo periodo partì la costruzione di S.Andrea dopo il permesso da parte del Papa Sisto IV di abbattere la preesistente chiesa gotica ormai troppo angusta. Il progetto fu realizzato dall'Alberti e messo in pratica dall'onnipresente Luca Fancelli che nel 1473 diresse la realizzazione della Torre dell'orologio. Ludovico II morì in seguito ad una pestilenza, il suo posto lo prese il figlio Federico I che governò solo sei anni. Quest'ultimo venne definito dal cronista mantovano "gobbo cortese e piacevole" per la malformazione fisica di cui la famiglia gonzaghesca era affetta. Nel 1490 Isabella d'Este giunse a Mantova come sposa del marchese Francesco II portando con sé la gentilezza ferrarese. Federico II, figlio di Isabella d'Este, duca di Mantova dal 1530, chiamò a corte Giulio Romano, l'allievo di Raffaello che in pochi anni creò il Palazzo Te, si dedicò al riordinamento urbanistico di Mantova, lasciando traccia di se, si puo dire in ogni piazza ed edificio della città. Frattanto il dominio dei Gonzaga si era ingrandito con l'acquisto del Monferrato, raggiungendo l'apice di floridezza economica e politica. Con la morte di Federico II si succedettero Francesco III, Guglielmo che sposò Eleonora d'Asburgo e Vincenzo I. Quest'ultimo morì nel 1612 e con lui terminò l'epoca gloriosa della famiglia e del feudo mantovano. Successivamente si avvicendarono Francesco IV, e poi suo fratello Ferdinando che si scardinalò per diventare signore di Mantova. Ferdinando volendo trasferire la sede del potere in una zona lontana dal centro abitato, fece costruire la Favorita su progetto di Nicolò Sebregondi fra il 1616 e il 1624. Nel 1627 la linea primogenita dei Gonzaga si estinse ed iniziò così il tramonto della Signoria. Il fratello di Ferdinando, Vincenzo II fu costretto a vendere gran parte della celebre quadreria di famiglia a Carlo I d'Inghilterra per una somma ridicola rispetto l'importanza delle tele. IL TRAMONTO DELLA SIGNORIA La decadenza della signoria di Mantova comincia con Vincenzo II il quale, debole, vizioso e sommerso da debiti, viene a trovarsi in una situazione critica sia sotto il punto di vista economico che quello familiare. Non riuscendo ad avere figli e neppure a sciogliere il matrimonio, alla sua morte il ducato toccò a Carlo Rethel Gonzaga Nevers, un principe francese appartenente ad un ramo cadetto della famiglia mantovana. La presenza di un nobile straniero alla guida di uno staterello italiano geograficamente e politacamente assai importante, spinsero l'Impero ad inviare un esercito di 36.000 lanzichenecchi, i quali, nel 1630, presero d'assedio Mantova e diffusero la peste. Quando gli imperiali se ne andarono, Mantova aveva perso tutta la sua eleganza ed i fasti di un tempo erano ormai solo un lontano ricordo. Da questo momento in poi il prestigio di Mantova non si riprenderà più nonostante i tentativi di Carlo I e Carlo II. Con quest'ultimo sorsero Palazzo Canossa (1669), Palazzo Valenti, Palazzo Sordi ( 1660 ). Alla sua morte il figlio Ferdinando, di cui è rimasto un ritratto a Palazzo D'Arco, prese il suo posto. Politicamente inetto, si dedicò solo a realizzare feste e spettacoli teatrali, trascurando di riammodernare la sua reggia. Si alleò con i francesi al tempo della guerra di successione spagnola che risultò disastrosa per la Francia. Per paura del castigo imperiale, il duca lasciò il feudo nel 1707 e si rifugiò a Venezia con un migliai o di quadri, mobili, gioielli. Alla sua morte (1708) venne dichiarato decaduto per fellonia e la sua famiglia perse tutti i diritti sul ducato di Mantova che passò sotto la dominazione austriaca. DOMINAZIONE AUSTRIACA Il periodo della dominazione austriaca, fra il 1707 e il 1797, fu ricco di iniziative edilizie pubbliche e private che ridettero almeno in parte la dignità persa alla città di Mantova. Furono ricostruiti San Barnaba, rifatta la facciata del Duomo e con l’imperatrice Maria Teresa nacque la Regia Accademia di Scienze, Lettere e Arti che fu dotata dell’ attuale Teatro Scientifico progettato da Antonio Bibiena. La città si ornò anche del maestoso Palazzo D’Arco. Questa prima fase di dominazione austriaca si concluse con l’avvento delle truppe di Napoleone. Vi furono pesanti gabelle (l’abitudine è dura a morire...), nuove tasse e come se non bastasse altre preziose tele, oggetti preziosi e incunaboli furono portati in Francia. Con la morte di Napoleone tornò la dominazione austriaca che fece di Mantova uno dei capisaldi del famoso quadrilatero difensivo. Pur fra le continue angherie dei governanti austriaci e la sanguinosa repressione, la fede liberale andava diffondendosi sempre più. In questa atmosfera avvenne l’esecuzione dei Martiri di Belfiore che furono impiccati nella valletta Belfiore, un dolce declivio che degrada verso il lago Maggiore ove crescono i fiori di loto. Questo fu una delle pagine più tristi ma al tempo stesso più gloriose del nostro Risorgimento. Nel 1866 finalmente Mantova entrò a far parte dello Stato Italiano. La Mantova di oggi conserva il fascino che ispirò la poesia virgiliana, l’austera architettura medioevale, la grandiosità dei monumenti gonzagheschi, la maestosa signorilità dell’arte settecentesca ed i ricordi dolorosi della dominazione straniera. Tutto ciò è Mantova, piccola città dalle grandi bellezze artistiche e dal passato difficilmente eguagliabile.

 

MANTEGNA A MANTOVA

 

Andrea Mantegna nacque a Isola di Carturo verso la fine del 1430, inizi del 1431. Verso i 10 anni si trasferisce a Padova dove entra nella bottega di Francesco Squarcione. In questa città, a quel tempo, operavano artisti come Paolo Uccello, Filippo Lippi e Donatello quindi un panorama culturale ricco e stimolante per un giovane artista come Mantegna. Nel 1448 viene chiamato a far parte della squadra di artisti che decoravano la cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani a Padova dove dipinse: Storie di San Giacomo e San Cristoforo. Di questo ciclo di affreschi oggi ci restano solo le figure di Apostoli, L'assunta dell'abside e le due storie del Martirio di San Cristoforo e il Trasporto del corpo del Santo che furono trasferite altrove a causa del loro cattivo stato di conservazione, gli altri affreschi rimasti in loco sono andati perduti durante l'ultima guerra mondiale. Comunque in queste opere è possibile osservare il carattere dell'opera di Mantegna il quale utilizza un disegno incisivo dando alle forme un profilo angoloso che si staglia nettamente sul fondo, la prospettiva viene usata per dare monumentalità alle scene e ai personaggi che le animano. Nel Martirio di San Cristoforo e nel Trasporto del corpo del Santo possiamo notare una minor durezza e una minor asprezza dei colori, questo perché intanto il pittore era venuto in contatto con le opere di Gentile e Giovanni Bellini caratterizzate da minore durezza rispetto alle sue; esemplare in questo senso è L'orazione nell'orto della National Gallery di Londra. Di poco posteriore è il Polittico di San Luca alla pinacoteca di Brera e la Sant'Eufemia della galleria di Capodimonte a Napoli. Nel 1457 riceve la commissione per il Polittico di San Zeno per la chiesa del santo a Verona che è uno dei suoi massimi capolavori. La scena principale, rappresentante la sacra conversazione, è rappresentata all'interno di un quadriportico classico; mentre nella predella sono dipinte Scene della Passione oggi conservate al Louvre e al museo di Tours, tra le quali la Crocifissione. Nel 1460 fu invitato da Ludovico Gonzaga a Mantova dove diventerà artista di corte. Qui si dedica alla decorazione della Camera degli sposi nel palazzo ducale, per la quale idea una serie di grandi scene con punto di vista unico coincidente con il centro della stanza e una fonte di luce che corrisponde a quella reale. In alcune scene fa una ricostruzione precisa dei personaggi e dell'ambiente che si trovava alla corte dei Gonzaga, come l'Incontro di Ludovico Gonzaga con il figlio Francesco appena eletto cardinale e la Corte dei Gonzaga. Nella volta dipinge il famoso oculo circolare aperto verso uno splendido cielo dipinto, e dal quale si affacciano figure e animali. Gli affreschi per la camera degli sposi vengono terminati probabilmente nel 1474. Dipinge in questo periodo anche una serie di ritratti dei personaggi di corte e affresca una cappella del castello di San Giorgio oggi il tutto però è andato perduto. Dipinge inoltre una serie di piccole tavole che in origine dovevano essere collegate tra loro, ma che oggi si trovano smembrate in vari musei, tra le quali La morte della Vergine oggi al museo del Prado di Madrid e il cosiddetto Trittico degli Uffizi di cui fa parte l'Adorazione dei Magi. Sempre a questo periodo appartengono il Cristo morto di Brera famoso per lo scorcio piuttosto ardito e il San Sebastiano del Museo del Louvre. Nel 1485 inizia una serie di grandi tele dipinte a tempera con il Trionfo di Cesare che però interrompe per un viaggio a Roma dove per Innocenzo VIII dipinge una cappella dei palazzi Vaticani poi andata distrutta nel 1780. Alla fine del quattrocento Mantegna è a Mantova dove dipinge la Madonna della vittoria commissionatagli da Francesco Gonzaga per celebrare la vittoria ottenuta nella battaglia di Fornovo del 1495, nel 1497 dipinge per la chiesa di Santa Maria in Organo a Verona la Madonna di Trivulzio. Dipinge poi per lo studiolo di Isabella d'Este due tele a carattere mitologico: il Parnaso e Minerva che caccia i vizi, una terza tela rappresentante la Favola del dio Como rimase incompiuta a causa della morte dell'artista che avvenne il 13 settembre del 1506

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